Venerdì 16 ottobre 2026Anno I · Edizione online

La Viterbo che può essere: piazza dei Caduti, la piazza che hanno scelto i lettori

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Simulazione di piazza dei Caduti a Viterbo con pavimentazione in peperino, alberi in vasche di corten, aiuole e una vasca d acqua intorno al tempietto

Le fotografie di questa pagina sono nostre, scattate in questi giorni nella zona del Sacrario, cioè piazza dei Caduti e il largo Benedetto Croce accanto all’ex chiesa degli Almadiani. Accanto a ognuna c’è la stessa inquadratura con una differenza: le auto non ci sono, i cartelli nemmeno, e al loro posto c’è qualcosa che oggi in quel punto manca. Sono immagini generate con l’intelligenza artificiale, e lo scriviamo sotto ognuna.

Non sono progetti. Nessuno di questi interventi è previsto, finanziato o discusso in un ufficio. È un esercizio: guardare un posto che attraversiamo tutti i giorni e chiederci come sarebbe se qualcuno se ne occupasse.

Il posto, questa volta, lo hanno scelto i lettori. In fondo alla prima puntata c’era un sondaggio con le tre piazze fotografate e una domanda: quale sistemereste per prima? Piazza dei Caduti ha preso 7 voti su 11, il 64 per cento; piazza Fontana Grande 3, il 27; piazza del Plebiscito 1, il 9. Sono pochi voti, e un sondaggio sul sito non è un campione rappresentativo della città: dice quello che pensa chi ha voluto rispondere, non i viterbesi. Ma la direzione era una sola, e allora siamo andati lì. Con questo articolo quel sondaggio si chiude, e in fondo trovate la domanda nuova.

Questa volta ci fermiamo su un luogo solo, e andiamo più a fondo. Nella prima puntata la regola era «si toglie, non si inventa» e nessuna simulazione prevedeva uno scavo: alberi in vaso, sedute appoggiate, il selciato lasciato com’era. Qui il selciato si tocca, e questo cambia i costi di un ordine di grandezza. Lo spieghiamo in fondo, con i numeri.

L’architettura invece resta quella vera: il tempietto di Santa Maria della Peste, il campanile a fasce, le facciate degli edifici intorno sono identici alle fotografie. Se in una simulazione trovate un edificio diverso da com’è, quella simulazione è sbagliata e vogliamo saperlo.

Com’è oggi

Piazza dei Caduti è uno degli spazi più grandi e più vuoti della città. Una distesa di lastre e selciato, il tempietto ottagonale di Santa Maria della Peste al centro — dedicato ai caduti, ed è da lì che viene il nome Sacrario — alla sua base una lapide, una corona e qualche palma secca, le auto che le girano intorno, i cartelli, un cantiere aperto. Non c’è un albero che faccia ombra nel mezzo, non c’è una panchina dove aspettare qualcuno, e d’estate all’una del pomeriggio non c’è un metro riparato dal sole.

È uno spazio che la città usa per passarci, non per starci. Eppure è grande, è pianeggiante, ci si arriva da via Ascenzi, da via Cairoli e da viale Marconi, e ha al centro un monumento che quasi nessuno guarda, perché intorno non c’è niente che inviti a fermarsi.

Una fontana, nella piazza, c’è: è la Fontana al Paracadutista d’Italia, inaugurata nel 1966, che il Comune elenca fra i punti di interesse di piazza dei Caduti insieme al tempietto e all’ex chiesa degli Almadiani. Non sta alla base del Sacrario, non entra in nessuna delle inquadrature di questa pagina, e l’acqua non ce l’ha. Ci torniamo in fondo, quando si parla di manutenzione: è la cosa più utile che questa piazza abbia da dire sul tema.

Il piazzale di piazza dei Caduti a Viterbo verso il tempietto di Santa Maria della Peste
Piazza dei Caduti oggi, verso il tempietto di Santa Maria della Peste.
Simulazione di piazza dei Caduti a Viterbo con la strada alla quota della piazza fra due file di dissuasori, aiuole in vasche di Cor-ten e panchine davanti al tempietto
Simulazione. La strada davanti al tempietto resta, ma alla stessa quota della piazza: niente marciapiede, le auto passano fra due file di dissuasori. Intorno, aiuole di graminacee in vasche di Cor-ten, alberi giovani e panchine in pietra. Il tempietto e il grande cedro sono quelli veri; nessuna acqua aggiunta. Immagine generata con l’intelligenza artificiale.

Il progetto in tre mosse

La prima è l’ombra, intorno a quello che c’è già. Alla base del tempietto non c’è acqua: c’è la lapide dei caduti, una corona, qualche palma secca, e intorno il vuoto. Quello che manca non è una fontana in più — la piazza ne ha già una, e asciutta — ma un motivo per fermarsi. Nella simulazione il vuoto centrale prende un disegno: grandi vasche in Cor-ten con il bordo-seduta in peperino e alberi adulti, messi in modo da fare ombra sulla distesa di sanpietrini senza chiudere la vista sul monumento, e le sedute rivolte al tempietto invece di voltarsi altrove.

La seconda è un sagrato per la chiesa. Davanti all’ex chiesa degli Almadiani, in largo Benedetto Croce, oggi c’è uno spazio di risulta con i sanpietrini, qualche segno bianco a terra e la recinzione di un cantiere. Nella simulazione diventa un sagrato riconoscibile: lastre di peperino a riquadri, due gradonate basse che fanno da seduta, alberi ai lati, luci radenti sulla facciata e sul campanile la sera.

Largo Benedetto Croce a Viterbo davanti all'ex chiesa degli Almadiani con il cantiere
Largo Benedetto Croce oggi, davanti all’ex chiesa degli Almadiani.
Simulazione al tramonto di largo Benedetto Croce a Viterbo con sagrato, gradonate, fontanella e pergola davanti all’ex chiesa degli Almadiani
Simulazione, al tramonto. Il sagrato in lastre di pietra davanti alla chiesa, le gradonate basse, la fontanella, la pergola e gli alberi in vasche di Cor-ten ai lati. La recinzione del cantiere qui non c’è: sparirà da sé a lavori finiti, ma la parte bassa della facciata oggi è coperta e nella simulazione è stata ricostruita dall’intelligenza artificiale sulla base di quella visibile. Immagine generata con l’intelligenza artificiale.

La terza è il piazzale accanto. Non è un parcheggio: è una spianata di sanpietrini, con la strada che le scorre accanto, i pini sul fondo e in mezzo niente — né un albero, né una panchina, né un motivo per attraversarla. Nella simulazione diventa un giardino urbano: aiuole rialzate in Cor-ten con il bordo-seduta in peperino, graminacee e lavanda, una pergola che fa ombra su qualche tavolino. La strada resta dov’è, ma sale alla quota del piazzale.

La spianata di sanpietrini accanto all'ex chiesa degli Almadiani a Viterbo con i pini sul fondo
Il piazzale accanto alla chiesa oggi: una spianata di sanpietrini, la strada sulla destra e i pini sul fondo.
Simulazione del piazzale accanto all’ex chiesa degli Almadiani a Viterbo: passeggiata con alberi e panchine, la strada alla stessa quota fra i dissuasori e il cartello del limite di 30
Simulazione. La strada sulla destra resta, con i suoi sensi di marcia, ma alla quota del piazzale e senza marciapiede: la separano dal passeggio i dissuasori, e il cartello all’ingresso indica il limite di 30 all’ora. A sinistra, alberi in vasche di Cor-ten, aiuole, panchine in pietra e la rastrelliera per le bici. Il campanile a fasce e i pini sul fondo sono quelli veri. Immagine generata con l’intelligenza artificiale.

E le auto?

Oggi il tempietto è un’isola in mezzo alle strade: via Cairoli su un lato, una corsia a senso unico sull’altro, piazza dei Caduti davanti. Per arrivarci a piedi bisogna sempre attraversarne una. È anche per questo che nessuno si ferma a guardarlo.

Dove passano le auto. Dove passano oggi. Nessuna strada si chiude e nessun senso di marcia cambia: via Cairoli, l’anello intorno al tempietto, via Emilio Bianchi, via Santa Maria in Volturno e la strada che attraversa la piazza verso viale Marconi restano dove sono.

Cosa cambia, allora. La quota e la velocità. Dentro la piazza la carreggiata sale al livello del pavimento: una sola superficie in peperino, senza marciapiedi né scalini, dal tempietto alla chiesa degli Almadiani. Le corsie sono segnate da file di dissuasori, a ogni ingresso c’è una rampa e il limite scende a 30 all’ora. Chi va a piedi attraversa nei varchi fra i dissuasori, sempre alla stessa quota. Il tempietto resta circondato dalle strade, ma non più da un nastro d’asfalto più basso del resto.

E la strada in mezzo? Resta, con i suoi due sensi di marcia: porta a viale Marconi, che è una direttrice importante del traffico cittadino, e chiuderla vorrebbe dire spostare altrove un traffico che nessuno ha misurato. Rialzata e a 30 all’ora, però, smette di tagliare la piazza in due.

E i parcheggi? Il sagrato e la passeggiata occupano spazi oggi pavimentati e vuoti, senza togliere un posto auto. Intorno al tempietto, dove nella foto aerea del 2023 si vedono auto in sosta ai lati della strada, i dissuasori quella sosta la impedirebbero.

Piazza dei Caduti, l’ipotesi

Un’ipotesi nostra, disegnata in modo approssimativo. Le strade restano tutte dove sono, con gli stessi sensi di marcia; dentro la piazza la carreggiata sale alla quota del pavimento e diventa zona 30. Una sola superficie in peperino dal tempietto alla chiesa degli Almadiani, con le corsie segnate dai dissuasori e una rampa a ogni ingresso.

via Cairoli piazza dei Caduti piazza dei Caduti viale Marconi via E. Bianchi via S. M. in Volturno via Ascenzi via Dobici carreggiata rialzata, zona 30 rampa attraversamento alla stessa quota gradonate pergola pergola sedute rivolte al tempietto Santa Maria della Peste ex chiesa degli Almadiani cedro pini Fontana al Paracadutista Serra Fiorita 30 30 30 30 30 1 2 3 20 m N
  • peperino nuovo, pedonale
  • carreggiata rialzata in peperino, zona 30
  • dissuasori
  • ingresso: rampa e limite 30
  • sanpietrini com’è oggi
  • strada com’è oggi (frecce: sensi di marcia)
  • Cor-ten: vasche, aiuole, pergole
  • albero nuovo
  • albero che c’è già
  • acqua

Oggi

Santa Maria della Peste

In rosso l’anello di strade intorno al tempietto.

  1. 1

    La piazza del Sacrario

    Lastre di peperino a fasce, vasche in Cor-ten con alberi e bordo-seduta, sedute a semicerchio rivolte al tempietto. Le strade intorno al tempietto restano, ma alla quota della piazza.

  2. 2

    Il sagrato degli Almadiani

    Largo Benedetto Croce, oggi uno spazio vuoto, diventa il sagrato: lastre a riquadri, due gradonate basse, alberi ai lati, la fontanella, una pergola con i tavolini e luci radenti sulla facciata.

  3. 3

    Il piazzale diventa passeggiata

    Aiuole rialzate con lavanda e graminacee, la pergola davanti ai negozi, panchine e bici. La strada verso viale Marconi resta com’è, con i suoi due sensi di marcia, ma sale alla quota del pavimento: niente marciapiedi, dissuasori ai lati, e si attraversa a piedi senza scalini.

Elaborazione Cronaca di Viterbo su dati © OpenStreetMap contributors. Schema indicativo e approssimativo: le strade non sono state misurate sul posto e non abbiamo dati sul traffico. Non è un progetto né un intervento previsto.

Anche questo non è un progetto, ed è disegnato in modo approssimativo. Non abbiamo i dati sul traffico e non sappiamo quante auto passino ogni giorno da via Cairoli e sulla diagonale: sono i numeri da cui un piano vero dovrebbe partire, insieme a un rilievo delle strade, e li ha un ufficio tecnico, non una redazione.

Perché Cor-ten e peperino

La scelta dei materiali non è un vezzo. Il peperino è la pietra di Viterbo: le facciate, le fontane, gli stipiti, le scale esterne di San Pellegrino sono di quella pietra vulcanica grigia, e un arredo fatto con lo stesso materiale non si legge come un corpo estraneo. Il Cor-ten è un acciaio che si ossida in superficie e poi si ferma: ha il colore della ruggine, non va verniciato e non va ritoccato, e accanto al grigio del peperino funziona perché sono due colori spenti. È la coppia che si vede in molti centri storici italiani riqualificati negli ultimi vent’anni: regge il confronto con la pietra antica senza provare a imitarla.

E non sono materiali da importare da fuori: a Viterbo ci sono già, scelti nei lavori degli ultimi anni. Il Cor-ten e il peperino si vedono sulla passeggiata ecologica e in piazza Crispi. Un arredo come quello delle simulazioni, quindi, non aprirebbe un capitolo nuovo: continuerebbe una scelta che la città ha già fatto, e che ha il vantaggio di invecchiare bene senza manutenzione di vernici.

Quanto costerebbe

Quelli che seguono non sono preventivi. Sono ordini di grandezza, costruiti applicando i prezzi correnti dell’arredo urbano e della pavimentazione in pietra a quello che si vede nelle immagini. Un progetto vero — rilievi, sottoservizi, spese tecniche, sicurezza, IVA — può discostarsi parecchio. Servono a rispondere a una domanda più grossolana e più utile: siamo nell’ordine delle decine di migliaia di euro, o dei milioni? Qui la risposta dipende da quanto si vuole fare, e i tre scenari sono molto diversi fra loro.

I prezzi di partenza

  • Vasca grande in Cor-ten con seduta in peperino e albero di taglia adulta: 2.500–5.000 € l’una
  • Panchina in blocchi di peperino con piano in legno: 1.200–2.500 €
  • Gradonata-seduta in peperino: 400–800 € al metro lineare
  • Pavimentazione in lastre di peperino, fornitura e posa su sottofondo nuovo: 130–220 € al metro quadrato
  • Lampione a LED su palo in Cor-ten, con allaccio e scavo: 3.500–6.000 € — se basta cambiare il corpo illuminante su un palo esistente: 500–1.200 €
  • Aiuola rialzata in Cor-ten con bordo-seduta in peperino: 500–900 € al metro lineare
  • Pergola in Cor-ten con rampicanti: 15.000–30.000 €

Tre scenari

Solo arredo. Niente scavi: vasche, alberi, sedute, pergola, corpi illuminanti nuovi sui pali che ci sono già, le auto tenute fuori dalla spianata. Fra 150.000 e 250.000 €, con 15.000–25.000 € l’anno di manutenzione. È quello che si può fare in una stagione.

Arredo più sagrato. Come sopra, con la pavimentazione in peperino davanti alla chiesa — mille, millecinquecento metri quadrati — e le gradonate. Fra 450.000 e 750.000 €, con 20.000–30.000 € l’anno. Qui servono un progetto, una gara e almeno un anno di lavori.

La piazza delle immagini. Pavimentazione nuova su buona parte dello spazio, compresa la carreggiata rialzata alla quota della piazza, illuminazione rifatta, la fontana al Paracadutista rimessa in funzione. Fra novecentomila e un milione e mezzo di euro, con 25.000–40.000 € l’anno. È l’ordine di grandezza di una riqualificazione vera, del tipo che si finanzia con un bando e dura anni.

La voce che di solito salta

Guardate la seconda cifra, non la prima. La spesa iniziale la trova quasi sempre qualcuno: un bando, un avanzo, un finanziamento. È la manutenzione che manca, e qui pesa più che altrove per due motivi.

Il primo è l’acqua, e la prova è già in piazza. Una fontana non è un monumento, è un impianto: una pompa, un filtro, il reintegro dell’acqua che evapora, qualcuno che la pulisce. Qui la fontana c’è, e l’acqua no. Finché resta ai margini di uno spazio vuoto lo nota poca gente; dentro una piazza rifatta, in mezzo alle sedute, si vedrebbe tutto. Di vasche asciutte le piazze italiane sono piene proprio perché i soldi per costruire si trovano e quelli per tenere in funzione no.

Il secondo è il verde. Un albero in vaso non è un albero piantato: senza irrigazione due volte a settimana non passa un’estate viterbese. Graminacee e lavanda chiedono poco, ma quel poco è tutti gli anni.

Se una piazza così si facesse davvero, la domanda da fare a chi la annuncia non è quanto costa costruirla. È chi la innaffia ad agosto, chi tiene in funzione la pompa, e con quali soldi.

Cosa c’è di vero e cosa no

Tre precisazioni. La prima riguarda il cantiere: nelle fotografie c’è, nelle simulazioni no, perché è una cosa che finisce da sé. Ma la parte bassa della facciata della chiesa, che oggi è coperta dalla recinzione, nella simulazione è ricostruita dall’intelligenza artificiale sulla base della parte visibile: non è un rilievo, è una ricostruzione plausibile.

La seconda riguarda il tempietto: nelle simulazioni è esattamente quello delle fotografie, non è stato spostato, rifatto né sostituito da altro, e nessuna immagine aggiunge acqua dove non c’è. La fontana al Paracadutista non compare in nessuna inquadratura, né nelle fotografie né nelle simulazioni.

La terza riguarda gli alberi nuovi. Dove piantarli, e se piantarli in terra o tenerli in vaso, non lo decide un’immagine: lo decide quello che c’è sotto la pavimentazione, e in un’area sistemata negli anni Trenta con la copertura del torrente Urcionio, sotto ci può essere di tutto. Le simulazioni tengono gli alberi in vasche appoggiate proprio per questo.

La domanda nuova

Il sondaggio sulle tre piazze si chiude qui, con piazza dei Caduti davanti alle altre due. Da oggi sul sito c’è una domanda nuova, che cambia argomento e guarda al fine settimana che arriva: cosa vi farebbe scegliere il centro storico per fare acquisti? Un parcheggio più comodo, orari più lunghi e i negozi aperti la domenica, più varietà di negozi, oppure eventi e vita nelle piazze. Si vota nella colonna a destra e nella pagina tutti i sondaggi.

Questa sezione continua. Se c’è un posto di Viterbo che vorreste vedere così — una piazza, una strada, un largo che attraversate ogni giorno pensando che meriterebbe di meglio — scriveteci a redazione@cronacadiviterbo.it, possibilmente con una vostra fotografia.

Le immagini di confronto sono generate con l’intelligenza artificiale a partire dalle nostre fotografie, scattate il 17 settembre 2026. Non rappresentano progetti reali, né lavori previsti o approvati.

Articolo di Redazione

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